Greetings from Sarajevo
Negli anni della guerra in Bosnia Kyara, in qualità di
direttrice della rivista di cultura internazionale Milorker,
ha soggiornato a lungo a Sarajevo, dove è stata testimone della tragedia
e della brutalità
di una guerra che non ha risparmiato le popolazioni civili. In seguito è tornata
altre volte nella capitale bosniaca riuscendo a stabilire con gli artisti e
gli intellettuali locali un rapporto continuativo di lavoro, con l'obiettivo
di riprendere a far circolare la cultura – unico materiale di contrasto – afferma
Kyara – dentro al quale si annienta il concetto di nemico.
Così è nata l'idea
di promuovere a Milano un programma multiculturale ricco di manifestazioni,
concerti, film, mostre e commedie per esprimere in maniera concreta
la solidarietà a quel popolo. In quel periodo esce un numero speciale
di Milorker con un inserto curato interamente dagli artisti di Sarajevo che
si chiamerà
"Sarayorker". Kyara spiega che il milorkese,
un abitante fuso tra Milano e New York, è il perfetto cittadino di Sarajevo,
un disincantato metropolitano diventato cinico e senza pretese ideologiche,
per paradosso simile a noi. Irride alla vita esattamente come deride la guerra.
E Sarayork può essere visto come un quartiere est di Milork.
Kyara nel 1995 fonda a Torino l’associazione Sarajevo
life,
che ha tra i soci fondatori Amnesty International, Arci Nova, AICS, Beati i
costruttori di pace, l’Uovo di struzzo e ne diventa presidente.
Sotto
l’egida di Sarajevo life, Kyara organizza molte mostre e conferenze anche
a Torino. Tra le manifestazioni che promuove in quel periodo con la collaborazione
della Regione Piemonte, della Provincia e del Comune di Torino, del Comune
di Collegno e il patrocinio dell’UNHCR (Alta Commissione
per i rifugiati delle Nazioni Unite) vi è anche la ricostruzione
dell’assedio
di Sarajevo con un percorso sulla produzione artistica della città (mostra
su 3000 mq. presentata al TG5 e ricordata nel libro Barnum
2 di Alessandro
Baricco) e mostre fotografiche in cui alcuni fotoreporter professionisti,
a cominciare da Emil Grebenar (del quotidiano di Sarajevo "Vecernje
Nevine" e
miglior fotoreporter dell’anno in Bosnia), ritraggono il quotidiano della
città,
fatto di guerra, sofferenza e voglia di sopravvivere ad ogni costo. |
|